Avete presente quella sensazione di smarrimento mentre sfogliate le notizie del mattino? Quella percezione che dietro le strette di mano ufficiali e i sorrisi di circostanza si nasconda qualcosa di molto diverso? Se la risposta è sì, allora “Diplomocrazia” è la colonna sonora perfetta per il vostro disincanto.
Questo brano non è solo una canzone: è un editoriale in musica, un attacco frontale e ritmato all’ipocrisia delle istituzioni moderne. Ma andiamo con ordine e analizziamo perché questo testo colpisce così duro.
Un Neologismo che dice tutto
Il titolo stesso è un colpo di genio. Diplomocrazia. Non la troverete sul dizionario, ma il suo significato è intuitivo e spaventoso. Sembra la fusione tra Diplomazia, Democrazia e una buona dose di Burocrazia (o forse Ipocrisia?). Nel testo viene definita come una “bella parola, suona così dolce ma brucia”. È l’etichetta perfetta per un’epoca in cui la forma conta più della sostanza, e dove le parole rassicuranti servono spesso a coprire azioni violente.
I “Commercianti di Pace”
Il testo dipinge un affresco cinico della geopolitica attuale. Non ci sono eroi, ma solo “commercianti di pace con il pugno chiuso”. L’immagine è fortissima: ti vendo la tranquillità con una mano, mentre con l’altra preparo il colpo. Il verso più tagliente?
“Premio Nobel nel sogno, nel business la guerra”
Qui cade ogni velo. La canzone ci sbatte in faccia la realtà di un mondo dove i riconoscimenti umanitari convivono con la “follia coloniale” e gli interessi economici. Da Milano a Caracas, tutto sembra ballare sulla stessa “ricetta sbagliata”.
Il Ritmo del Caos (Bibbòppalula!)
C’è un aspetto musicalmente geniale in questo pezzo: il contrasto. Mentre il testo parla di confini, guerre e colombe che smettono di volare, il ritmo incalza con onomatopee quasi allegre, da scanzonato rock’n’roll: “Ye-ye-ye”, “Bibbòppalula”, “Shallallallà”.
È una scelta stilistica che sottolinea la confusione. È il rumore di fondo che ci distrae. Mentre “la ragione spira”, noi siamo lì a canticchiare il ritornello, quasi anestetizzati. L’autore sembra dirci: guardate come balliamo allegri sull’orlo del precipizio.
Conclusioni: La Colomba è stanca
“Diplomocrazia” si chiude senza lieto fine. La colomba della pace “smette di salire”, appesantita dalle promesse non mantenute. È un brano che serve a svegliarci. Ci invita a non fidarci del “saggio che sussurra piano”, ma a guardare i fatti. Se la guerra è diventata un dizionario e la pace solo un verso di una canzone, forse è arrivato il momento di cambiare musica.








